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Danza e scrittura: progetto "Raccontami".

"Raccontami" è un progetto che nasce dall'esplorazione dell'essere, delle emozioni che siamo in grado di comunicare danzando. E' il tentativo di andare oltre il gesto e catturarne l'essenza su carta.


Come funziona?


Chi è Vittorio Mancuso?

Vittorio Mancuso è un giovane scrittore emergente che ama il mare, passeggiare e osservare.

Il viaggio dentro sè stesso è il suo istinto a narrare. Le emozioni fluiscono nella scrittura, un mezzo per guardare il mondo da un'altra prospettiva.

Scrivere è il modo per liberare le emozioni, una danza su carta che ha a che fare con un istinto più che con la concreta ambizione di diventare scrittore come etichetta professionale.

La sua penna accarezza la carta per esplorare il mondo interiore nascosto dietro ad ogni volto, ad ogni immagine, ad ogni orpello fittizio per arrivare all'essenza.

Una scrittura costellata di domande che ci accomunano cambiando forma.

I suoi personaggi rispecchiano le fragilità, i desideri e il pizzico di follia che ci contraddistingue come essere umani, al di là del ruolo che occupiamo nella società.

Un'indagine profonda e scorrevole che accompagna il lettore dentro di sè.

La solitudine è un tema ricorrente nei suoi racconti ma Vittorio è in grado di esprimerla con delicatezza ed ironia che porta il lettore a sorridere e riflettere.

Non si propone di dare risposte definitive ma esplora il mondo delle possibilità, quelle che a volte non siamo capaci di cogliere per poca attenzione o mancanza di coraggio.

I suoi scritti sono una finestra di realtà possibile e la sensibilità con cui è in grado di narrare li rendono un piccolo gioiello nel panorama della scrittura contemporanea.


Per conoscere meglio Vittorio potete leggere i suoi racconti sulla sua pagina Fb "Senza una ragione" oppure sul suo sito web!


Come nasce il progetto?

Strano ma vero io e Vittorio non ci siamo mai conosciuti di persona e questo non è stato un ostacolo per il nostro progetto.

Ma partiamo dal principio...

Entrambi siamo stati ospiti del salotto online di Ethernet Coffee che propone uno spazio per dare voce all'arte e alla cultura in maniera profonda e al tempo stesso divertente.

Abbiamo seguito le rispettive interviste e l'idea è nata (come sempre per chi mi conosce) di notte!

Ho contattato Vittorio che ha accolto il progetto con entusiasmo ed è così che abbiamo iniziato a sperimentare per trovare una formula che potesse raggiungere il nostro intento: "raccontare" partendo dalle emozioni che il corpo è in grado di offrire con una danza.


Il nostro esperimento è partito dal video "Immanente" che ho pubblicato qualche mese fa.

Vittorio aveva solo quello "stralcio di me" per raccontarmi.

Ed è così che con emozione ed ansia ho aperto il file che il giorno seguente mi ha inviato.

Le domande che mi stavo facendo prima di sedermi sul mio divano e "leggermi" erano moltissime: "Cosa appare di me?" , "L'immagine e la percezione che ho di me stessa corrispondono a quello che so comunicare agli altri?", "La mia danza sarà risultata sterile e il file sarà bianco?", "Dentro ho un filo aggrovigliato, è possibile che qualcuno riesca a vederlo?" e molte altre.


Poi mi sono seduta, mi sono concentrata ed ho iniziato a leggermi:

"Mi sveglio presto, mi aggiro in una casa vuota come un fantasma e i fantasmi si aggirano nella mia testa come cacciatori. Gli spifferi ululano e qualcosa mi chiede di essere liberato. Dovrei chiamare questo numero di telefono ma non lo faccio. Scrivo il numero sull’agenda facendomi una promessa che non manterrò.

Apro le finestre e il freddo fuori è gelido e secco. La mia anima vola via ogni volta che respiro. Diventa una schiuma calda e si dissolve poco dopo, un po’ come sto facendo io.

Mi dissolvo poco alla volta, lascio un poco di me in ogni giornata che passa, fino a non essere più niente.

Poi qualcuno da lontano inizia a spennellare qua e là e vedo il rosa, l’arancione, il giallo e il nero che si fa sottile fino a diventare indaco.

Un pugno di fotoni marcia attraversando lo spazio fino a sbattere contro l’iride dei miei occhi. Una forza lontana mi fa sentire viva e per un attimo mi ricordo della mia forma. Esco di casa in tenuta sportiva e inizio a correre senza una meta. Faccio finta di non leggere la scritta sul muro: “Anna mi manchi come la pizza dopo una settimana di broccoli, Mattia.”

Mi scappa da ridere perché ormai quella scritta la conosco a memoria e anche se non la leggo, si visualizza in automatico nella mia mente. Per strada altre storie si muovono intorno alla mia, e magari io sono una comparsa della loro vita, e loro sono una comparsa della mia. Mi chiedo chi saranno gli attori protagonisti della mia storia e mentre ci sto pensando la risposta mi compare sullo schermo del telefono.

Quel numero che avrei dovuto chiamare mi chiede di rispondere.

- Ciao Mattia.

- Anna, come stai? È da un po’ che non ci sentiamo.

- Perché io e te abbiamo chiuso.

- Davvero?

- Sì davvero.

- Quindi non posso chiamarti più?

- Esatto, non devi.

- E non dovrei più chiederti cosa fai?

- No, neanche questo.

- Non posso neanche chiederti dove sei adesso?

- Sì quello sì.

- Perché?

- Perché sono sotto casa tua."

V.M.


Ho sorriso perchè ho ritrovato dei lati di me impenetrabili, una vecchia me che nel tempo si è trasformata ma che forse ha ancora qualcosa da dire.

Questo racconto è come un ritratto.

Un ritratto più veritiero dell'immagine che ho di me.

E da qui sono nate molte domande: "Quanto è necessario conoscersi per potersi comprendere?", "Quante cose raccontiamo quando ci esprimiamo con il mezzo che più ci rappresenta?".

E' stata una piacevole scoperta, un regalo, un ritratto su carta dettato da ciò che amo: danzare.


Dopo questo primo esperimento, Vittorio ed io, abbiamo ragionato e ci siamo confrontati per poter arrivare al progetto definitivo!


Crediamo in questo progetto perchè fa comprendere quante cose possiamo raccontare di noi senza parlare.

"Comprendere l'altro" è un atto sensibile ed è possibile se restiamo in ascolto nelle nostre infinite possibilità.


Questo progetto è un'ottimo regalo per chi ha bisogno di ritrovarsi e riconoscersi in uno sguardo diverso e in un periodo di fatica e staticità.


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