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La vita di un ballerino di danza classica: il nostro insegnante Federico Grillo si racconta

Il nostro insegnante di danza classica, seppur giovanissimo, ha un bagaglio molto ricco e articolato.

Potete leggere il cv completo di Federico Grillo sulla pagina dedicata agli insegnanti.


Per conoscere davvero come vive un ballerino di danza classica bisogna prima vederlo danzare!

Federico è stata una scoperta: anche per me!


Vorrei farvi una premessa: è stato "il caso" a farci incontrare.

Sapete dove? In vacanza, in un lido sconosciuto, in un anno sfortunato.

Io non dovevo essere lì eppure tramite una spirale di conoscenze con allegria ed entusiasmo una ragazza mi parlò di lui e finimmo per incontrarci.

La sintonia è stata immediata e non è mancato lo spirito per sperimentare insieme il secondo giorno "la danza sul mare".

L'unione delle nostre strade è iniziata con una sintonia ed è diventata per me la scoperta di un talento e di un amico.


Lascio spazio a Federico per raccontarsi ...

Ho iniziato a danzare da piccolo, un istinto innato, quasi una necessità che ho accolto con gioia.

Sono stato fortunato: i miei genitori hanno sempre assecondato la mia passione e mi hanno permesso di studiare senza mai ostacolarmi. E' un vantaggio non indifferente.



Danzare è la mia vita ma esiste sempre un altro lato della medaglia.

Mi sono confrontato con ritmi esasperati, al limite del sopportabile (non è un caso che molti danzatori facciano purtroppo uso di droghe), ho lottato contro i miei limiti fisici perchè spesso essere troppo basso o non avere il collo del piede è stato il motivo per essere scartato.

Questo ha creato in me una resistenza ma ho imparato che “se desideri cambiare la tua natura ne uscirai solo frustrato e deluso”. Ho lavorato molto sul mio corpo e ho fatto il possibile per guardarmi con “occhi nuovi”. Ho puntato sulle mie doti per mascherare le mie mancanze.

Credo anche che le mancanze possano essere un punto di partenza per trasformare il movimento. Mancanza non è necessariamente sinonimo di incapacità.

Ringrazierò sempre il mio insegnante Egor Scepaciov che è stato in grado di farmi comprendere quali fossero realmente le mie capacità e i miei punti di forza, aiutandomi a lavorare su me stesso in maniera positiva laddove incontrava le mie mancanze. E' bello poter recuperare nella mente figure che hanno accompagnato la mia trasformazione come ballerino.


La vita di un ballerino è dura: cambiare continuamente città, non poter “mettere radici”, dormire poco, lavorare tanto... ma vince sempre l'amore per quest'arte, ormai da anni.


Ho rinunciato a molte cose (forse se ci penso, ne ho perse diverse): frequentare con regolarità degli amici, restare nello stesso posto per lungo tempo per coltivare dei legami duraturi, poter dire di "sì" alle uscite del sabato sera... Ma ho visto un'altra parte di mondo che indubbiamente mi ha aperto strade facendomi trovare mia.


Forse vi state chiedendo "Se la vita del ballerino è così dura, cosa ti spinge a non abbandonarla?"

Esiste nel mio percorso un momento preciso in cui ho compreso che la strada del ballerino sarebbe stata la mia da lì a sempre: poter salire sul palco del "Teatro degli Arcimboldi" ha dato la svolta alla mia carriera, portando tanta carica ed energia. Mi ha dato positività e la voglia di procedere, di lavorare ancora più duramente su me stesso, sul mio corpo, sul mio fisico, sulla mia anima per poter continuare a salire su un palco così importante riuscendo a trasmettere emozioni e riuscendo ad emozionare me stesso.

Questo teatro mi ha anche avvicinato di più al pubblico: sentire così tanti applausi, vedere così tanta gente a teatro per vedere uno spettacolo di cui anch’io facevo parte. Questo è ciò che un teatro così imponente è in grado di regalare.

Un'emozione forte che diventa energia, spinta e felicità.


Il trasferimento a Belgrado ha portato in me ancora più voglia di lavorare su me stesso, mi ha permesso di iniziare a coronare quello che era il mio più grande sogno da anni, sin da che ero un bambino! Iniziando a lavorare in teatro sono riuscito a “digerire” tutte le difficoltà che si erano presentate fino a quel momento: in primis l’essere un ragazzo a cui piaceva danzare, il far comprendere alle persone che essere un ballerino è un lavoro vero, lo sforzo fisico e psicologico sopportato per anni senza mai poter cedere. Tutto svanito con la prima lezione assieme a quelli che potevo finalmente chiamare colleghi e non più compagni.


Sono salito sul palco del teatro più e più volte sempre con la stessa emozione della prima volta, grato di poter essere lì a vivere quel sogno, grato alla mia famiglia per avermi sempre sostenuto e (momento di egoismo) grato a me stesso per aver sempre proseguito nel mio percorso senza aver mai dato peso a voci, a stanchezza e voglia di cedere.


Ho avuto l’opportunità di capire che lo spettacolo non inizia solamente a sipario aperto, ma dal momento della preparazione in sala. In mezzo a professionisti, con grandi ballerini, con tecnici luci, truccatori, sarti, assistenti… persone pronte a sostenerti a 360 gradi in ogni passo all’interno del teatro, senza mai lasciarti solo!


Ho avuto la fortuna di incontrare colleghi splendidi, con cui potermi confrontare, lavorare ovviamente, ma senza mai sentire il peso di quello che stavamo facendo! Sono potuto crescere e, grazie al sostegno e l’aiuto di molti di loro, sono stato in grado di capire quali fossero le mie vere qualità!


In Europa mi era già capitato di viaggiare per spettacoli o stage ma sempre come allievo e mai come professionista. Poter partire da solo, vivere da solo, autogestirsi e auto sostenerti da un giorno all’altro è stata una vera e propria sfida, vinta!


La vita del ballerino vista da spettatore è bellissima, si fa quello che si ama, si vive in un mondo separato da tutto il resto, apparentemente non si hanno problemi: “sorride sempre”!


Bisognerebbe comprendere che un ballerino è prima di tutto una persona, con sentimenti e di conseguenza con le proprie fragilità e preoccupazioni. Un ballerino è dunque anche un attore, in grado di sorridere per tre ore di spettacolo se necessario e poi raggiungere le quinte per piangere per il crampo iniziato sul palco e ancora non terminato.


Il ballerino salta, si muove, occupa tutto lo spazio a sua disposizione e appena finisce attende solo di gettarsi nel letto, in alcuni casi disinfettarsi qualche ferita causate da scarpe…


Il ballerino si presenta in maniera impeccabile sul palco, ma sotto al trucco, all’abito carico di paillettes ci sono le cicatrici nate da tutti i no, da tutti gli ostacoli superati per raggiungere l’obbiettivo. Ostacoli costati 20 anni di sacrifici, per tre ore di spettacolo. Ma possiede anche cicatrici nate da cadute in sala, dalle ore e dalle settimane di preparazione che hanno preceduto lo spettacolo.



Ma il ballerino sorride sul palco, lo fa perché il dolore lì non si sente, nel suo posto felice. Sorride sul palco perché sa quanto costano quei minuti davanti al pubblico,

minuti tolti al collega che, per quella sera è rimasto seduto dietro le quinte, in attesa del suo giorno di felicità, consapevole che nulla mi è dovuto e che dovrò impegnarmi ancora e ancora per poter vivere quell'istante che mi ripaga di ogni fatica.


Consulta i corsi di danza classica di Federico Grillo!


Se vuoi sapere altre curiosità sulla vita di un ballerino classico commenta l'articolo e Federico sarà lieto di rispondere alle vostre domande!

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