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"L'anima e la danza" di Paul Valèry: la vita è una donna che danza.

Ho acquistato recentemente il libro "L'anima e la danza" di Paul Valèry, che si è dimostrato una piacevole sorpresa.


Fin dalle prime pagine si entra in contatto con un lessico che non appartiene alla nostra epoca (basti pensare che la prima edizione risale al 1925).


"L'anima e la danza" è una disquisizione tra Socrate, Fedro e Erissimaco sul significato profondo della danza che ha come baricentro le figure leggere delle danzatrici.

Attorno allo spettacolo danzato vorticano domande sempre più profonde che uniscono e dividono l'idea di uomo legato alla terra, alla verità e al mondo dell'immaginazione in un circolare flusso per arrivare al Divino.


All'inizio è stato faticoso affacciarsi ad un'altra epoca ma ben presto mi sono sentita lì con i protagonisti ad osservare una danza travolgente.


Vorrei riportarvi alcune frasi tratte dal testo che mi sono sembrate ottimi spunti di riflessione:


"...l'alleanza indefinibile di suono e senso prende corpo nell'opera della danza e in questo dialogo che la insegue nei suoi metri, nelle sue misure, nella sua inquietante perfezione."

Già dalle prime pagine emerge il lato mistico ed inspiegabile di quest'arte. La parola "perfezione" indica un progressivo avvicinarsi a qualcosa di incomprensibile all'intelletto umano.


L'associazione con il Divino viene rimarcata più volte nel testo:

"...come il verbo, l'opera fugace del linguaggio racchiude per un istante il caos. Così l'opera fugace della danza ordina il caos e si fa fugacemente divina".

Viene introdotto un altro elemento che, ancora oggi è il fulcro di ogni atto creativo: il caos.

Spesso, è proprio da esso che scaturisce la necessità di creare; l'attimo di rivoluzione per dare forma ai propri pensieri, gioie e turbamenti.


Poi la visione si sposta su ciò che non è concretamente rappresentato: gli intervalli tra un movimento e l'altro. (Per me interessante, perchè oggetto di studio nel mio percorso di ricerca).

"A contemplare la donna che camminando offre il senso dell'immobilità, mi possiede a pieno l'eleganza degli intervalli."


Emerge da questo testo un'altra verità che sento appartenermi particolarmente: "il rompersi di qualcosa che ha il senso d'un rinsaldarsi".

Per me assume il significato di "trasformazione". Ogni qualvolta nella vita avviene un turbamento l'animo è sospinto verso un'evoluzione che si fa carico di quella rottura per progredire.


E poi ancora: "quel corpo s'esercita in ogni sua parte e si combina con se stesso e si dà forma dopo forma, evadendo incessabilmente da se stesso".

Quest' affermazione credo sia l'essenza della danza, mai esplicitata con parole così chiare e forti.


Curiosità:

Nel testo viene utilizzato il termine "Prilla". Ho fatto qualche ricerca e il suo significato è piroetta. Ho trovato quest'espressione molto gradevole, è un peccato che si usi così poco frequentemente!

"Prilla su se stessa, e le cose eternamente unite cominciano a scindersi.

Un corpo, con la sua semplice energia in atto, è tanto forte da alterare più profondamente la natura delle cose che mai l'intelletto con sogni e speculazioni vi pervenga."


Infine ho trovato interessante un ultimo pensiero:

"Nel centro stesso del suo moto riposerebbe immobile, unica, sola in se stessa, simile all'asse del mondo".


In questo stato di scissione tra mondo reale, immaginazione, desideri e verità ci si ritrova soli, con se stessi.

Una danza che vortica muove e smuove emozioni e pensieri per arrivare alla loro assenza e al confronto con l'umana natura.


Ho trovato molto intenso questo testo.

Lo consiglio ai danzatori che hanno voglia di scoprire, conoscere e riconoscere la danza, perchè pur cambiando stile e forma nel tempo ha mantenuto il suo baricentro nella bellezza di un'emozione immutabile.


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