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Storia delle scarpette da punta: curiosità sulla danza classica

Aggiornamento: 29 dic 2020

Nell'immaginario comune le scarpette da punta sono il simbolo per eccellenza della danza classica.



Ma quando effettivamente sono entrate a far parte dello scenario della danza?

Le informazioni sono controverse ma si pensa che le prime scarpette da punta risalgano al XIX secolo. Qualcuno afferma che siano nate nel periodo antecedente, tra il XVIII e il XIX secolo, nella forma di scarpette rinforzate con il sughero (misura adottata per renderle più confortevoli per le danzatrici).


Nel 1813 il maestro dell'Opera di Parigi le fece indossare per la prima volta alla ballerina Genevière Grossellin per pochi passaggi nella coreografia (quindi non si poté parlare di balletto in punta).


Dapprima la danza fu solo per gli uomini. Ci volle parecchio tempo prima che anche le donne potessero danzare, perchè durante gli spettacoli indossavano abiti molto pesanti ed elaborati inadatti al movimento.


A metà del 700 la ballerina Maria Camargo danzò per la prima volte scalza gustando la libertà del piede nudo fino ad allora costretto in fastidiose scarpe con il tacco.

Solo dopo la rivoluzione francese venne abbandonato il tacco lasciando spazio ad altri tipi di calzature.


Charles Didelot inventò le prime scarpette da punta rudimentali: aderenti al piede tramite dei nastrini, formate da sostegni sotto le dita dei piedi e le chiamò "macchina per volare".

Il nome venne associato al fatto che le nuove scarpette permettevano alle danzatrici di sollevarsi "in avanti" per stare sulle punte prima di sollevarsi da terra e saltare.


In seguito vennero fatte varie modifiche per renderle più confortevoli: le scarpine vennero prodotte in seta, con la suola di cuoio e la punta imbottita come sostegno.


Risale al XIX secolo il primo balletto eseguito con le scarpe da punta fu Sylphide.

Si narra che la ballerina Maria Taglioni fosse di statura bassa e che volesse apparire slanciata durante gli spettacoli così prese le sue scarpette da punta e le immerse nel gesso ottenendo un sostegno valido per poter "salire in punta".


In Italia venne definito il modello più simile a quello che oggi possiedono tutte le ballerine: con la punta appiattita (non rotonda come nelle precedenti versioni) e senza chiodi per renderle silenziose. Vennero utilizzate per la prima volta da Pierina Legnani.


Anna Pavlova (importante ballerina russa) le fece ulteriormente modificare a causa del suo collo del piede pronunciato che le impediva di lavorare in sicurezza.


Arriviamo così alle scarpette che tutti oggi conosciamo!



Per un lungo periodo le punte vennero usate solo dalle donne (in alcune scuole anche dagli uomini come "studio" per rinforzare le caviglie) solo in seguito è stato concesso il loro utilizzo ai danzatori anche in scena.


Le scarpe da punta sono il sogno di ogni piccola ballerina, poterle utilizzare è un traguardo che spesso costa anni di fatica e dedizione.

Invito le piccole ballerine ad indossare le punte al "momento giusto" sotto consiglio dell'insegnante.

Il loro utilizzo in un'età scorretta e senza il giusto rinforzo muscolare può provocare danni!


La danza contempla la pazienza e la soddisfazione sarà maggiore se si seguirà il giusto tempo!


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