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DIS-ABILITA': quando l'immagine precede il contenuto

Aggiornamento: 12 dic 2022

Lo spettacolo disABILITA', in collaborazione con Croce Rossa Italiana Comitato di Sesto San Giovanni e con il Patrocinio del Comune di Sesto San Giovanni, è una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutte le fasce d'età.


Il progetto nasce da una grande domanda: cos'è realmente la disabilità?

Per creare lo spettacolo Elisa Calabretta (direttrice artistica e coreografa di Asimmetria) ha scelto di non soffermarsi su una specifica forma di disabilità ma di affrontare la tematica nella sua interezza.


Il primo passo è stato l'osservazione dell'evidenza: l'immagine.

E' risultato chiaro che, in primo luogo, la disabilità venga riconosciuta nella fisicità (anche se la disabilità può appartenere anche ad uno stato psichico talvolta difficile da identificare).

Indubbiamente la barriera fisica (più evidente e difficile da mascherare) spesso genera pregiudizio e scatena una serie di emozioni e comportamenti disfunzionali: rifiuto, compassione, cattiveria, bullismo.


Partendo da questo primo limite (approfondito con la lettura del libro "Il danzatore attore" ed articoli specifici) si è chiesta quali fossero i sentimenti prodotti da tali comportamenti esterni: la disabilità è amplificata nella sua concezione dall'ambiente esterno e dall'interazione con l'altro?

La risposta è sì. Da qui l'attenzione sulle persone considerate normo-dotate.

Atteggiamenti diversi e spesso opposti che oscillano tra comprensione, aiuto, apertura e profondo rifiuto.


Questa osservazione ha aperto uno squarcio su un altro strato della disabilità: da cosa è generato "il rifiuto"?

Viviamo nell'epoca della perfezione: social, televisione, pubblicità, giornali rimandano continuamente un'immagine standard da perseguire (anche se in tempi recentissimi qualcosa sta cambiando).

Le persone normodotate spesso tendono a nascondere le fragilità e mancanze rimandando all'esterno un'immagine di “perfezione falsata” mentre per le persone disabili, attuare tale astuzia (se davvero così possiamo definirla), non è possibile in quanto l'immagine precede il contenuto.

Il rifiuto quindi diventa un tentativo di allontanarsi dall'imperfezione.


Utilizzando come supporto testi di psicologia (per sviscerare il rifiuto dell'imperfezione) non è stato difficile trovare una vasta gamma di disturbi psichici che vengono associati a forme di disabilità; per tale motivo lo studio si è rivolto anche ai disturbi mentali che compromettono lo sviluppo armonico della socialità.


Valutando tutte le informazioni apprese nel corso della fase preliminare di studio è emerso (come suggerisce la definizione di DISABILITA' -mancanza o assenza di abilità-) che ognuno di noi ha un "pezzo mancante".

Nessuno di noi è eccellente in qualsiasi attività (sia essa fisica o intellettuale), pertanto, in questo senso, ognuno di noi porta un pezzo di disabilità.


Secondo Elisa:

La disabilità è una condizione transitoria o permanente che attraversa tutte le trasformazioni evolutive. "Mancanza" come spazio libero che permette il potenziamento di altre abilità.


La riflessione si apre sul tema della mancanza: mancare di qualcosa è per forza un limite o racconta la possibilità di potenziare altre abilità in maniera specifica?

L'invito insito dello spettacolo è quello di riconoscere non solo le proprie mancanze (siano esse emotive, che fisiche) ma di saper andare oltre, sfruttando un vuoto per creare nuove strade, esperienze e abilità.


Un ultimo sguardo portante nella costruzione dello spettacolo è stato lo spazio dedicato alle emozioni: chi vive una condizione di dis-abilità è attraversato troppo spesso da sofferenza che genera rabbia, tristezza e solitudine.

E' così anche per i parenti più stretti e amici che vivono di riflesso una condizione in cui è richiesta forza, determinazione e coraggio.

E' innegabile che la disabilità non sia una scelta in principio ma lo diventa il modo in cui tale condizione viene affrontata e dal supporto concreto o morale offerto.


dis-ABILITA' è uno sguardo complessivo sul mondo vero, irriverente e a tratti disturbante condotto dalla voce narrante di un padre che condivide in pochi estratti la sua storia e quella di sua figlia.


Abbiamo sognato ad occhi chiusi ed ora possiamo volare ad occhi aperti”.





Esiste una seconda versione di tale spettacolo che non è stato possibile realizzare per problemi tecnici: a breve il link.


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